PENSIERI SPARSI

“Tu hai… qualcosa”

Da ieri sera, questa frase mi frulla per la testa.

Sono tornata al cinema, richiamata da uno dei villain targati Disney più noti, Crudelia, dopo non ricordo più quanto tempo… io, mia figlia e una sua amica. Hanno tredici anni.

Le ho guardate, scrutate e ho rubato avidamente parte della loro “bambinitudine”, quel “qualcosa” che i più dicono appartenga solo ai bambini.

Le ho davvero ascoltate con attenzione; nel momento in cui Emma Thompson, la Baronessa del film, si rivolge alla giovane apprendista della sua casa di moda con le parole “Tu hai… qualcosa” mi si è accesa una lampadina.

Si pensa sempre che per essere speciali bisogna necessariamente essere strani, fuori di testa. Come spesso accade, mi capita di non essere d’accordo con questo stereotipo. Credo che per essere speciali bisogna, sì, avere quel “qualcosa”, quella scintilla capace di farci entusiasmare, di farci stringere i denti contro gli ostacoli che incontriamo lungo la nostra strada e di farci vincere contro di loro. Abbiamo bisogno di quel “qualcosa” capace di farci battere il cuore talmente forte da portarci alle lacrime, da farci spalancare la bocca davanti alla bellezza della natura, da farci sentire spaventosamente forti.

Per anni, ho dedicato parte dei miei studi alla crescita personale, con corsi motivazionali, percorsi, di certo, importanti ma che se guardo con occhi attenti potrebbero anche sembrare ovvi.

Bisognerebbe ritrovare quella “bambinitudine” che, ieri sera, ho percepito negli occhi di Carlotta e Valeria, nelle loro parole e nei loro gesti, semplici, puliti, sinceri. Quello stato di grazia che ti spinge ad affrontare il futuro con tenacia, con gioia, con forza propositiva. Per loro, i sogni non sono solo sogni, sono obiettivi, forse ancora non concreti ma la sola condizione del sognare permette loro di essere positive, di costruire durante ogni passo del loro cammino. Poi, da mamma, mi auguro che, questo stato permanga e prenda la forma che più desidera mia figlia e non solo lei o tutti i ragazzi della sua età, ma tutti coloro che hanno anche solo un vago ricordo di quello stato di grazia di quando eravamo bambini, desiderosi di assaporare il midollo della vita, tanto per citare Walt Whitman.

Che, poi, essere speciali è proprio questo: scovare il battito del proprio cuore in ogni cosa che si fa.

Qualcuno la chiama passione… e voi?

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *