LE MIE LETTURE

Recensione di “Avrò cura di te” di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale

Sono passati già quasi sei anni dall’uscita, per Longanesi, di Avrò cura di te, romanzo scritto a quattro mani da Chiara Gamberale e Massimo Gramellini.

In un alternarsi armonico, la Gamberale ci narra le vicende di Giò, la protagonista; in realtà, più che narrarle, scopriamo pian piano la sua vita attraverso uno scambio epistolare che la donna intrattiene con Filèmone, il suo Angelo Custode, nato dalla penna di Gramellini.

Il loro stili sono nettamente distinti; chiaro e diretto quando Giò si interroga sulla propria vita, in totale crisi, e più stilisticamente elaborato quando Filèmone cerca di aiutare la sua “assistita” nel percorso di ri-scoperta di se stessa. Non è una specie di manuale, anzi; in alcuni casi, l’Angelo risulta ironico, proprio per riportare Giò nella giusta dimensione, stuzzicandola sempre alla riflessione, cosa che fa con il lettore in tutti i suoi interventi. È facile identificarsi nella protagonista femminile per i suoi limiti, i suoi dubbi, le sue difficoltà, le sue paure, anche se la paura più grande sembra proprio quella di tornare a impossessarsi della propria vita per viverla in pieno.

Filèmone non si stanca mai di far appello al cuore di Giò, per aiutarla a capire che l’eterna battaglia tra mente e cuore avrà sempre, inevitabilmente, lo stesso vincitore e che tutto ciò che le accade è il risultato dei suoi battiti:

[] ho capito come “cogito ergo sum” sia un’affermazione avventata. Tu esisti davvero soltanto quando non pensi. Perché è quando smetti di pensare con la testa che cominci a sentire con il cuore. È quella la tua identità.”

Ebbene sì, che lo vogliamo o no, è l’Amore che ci fa capire la strada, che ci salva e ci svela la direzione del nostro andare. Ho riflettuto se lasciare la lettera maiuscola alla parola amore; alla fine ho deciso di non ridimensionarla per rendere l’Amore stesso un personaggio di questa mia recensione, in libero dialogo con Filèmone, meglio ancora, argomento unico dell’Angelo Custode che spinge Giò, ripetutamente, a scoprire prima se stessa, a capire che dovrà attraversare un duro percorso di conoscenza e ri-conoscenza, con venti forti, tempeste, schiaffi presi e, a volte ahimè, anche dati.

Ti sei mai chiesta perché le corde suonano, Giò? Fanno resistenza alla pressione. È da quella resistenza che nasce la musica. Come nella vita: è dalla capacità di resistere alla pressione che nascerà la tua musica migliore.

La invita a guardare dentro di sé per scoprire chi sia in realtà.

E allora te lo ripeto: ogni essere umano viene al mondo con un talento unico, inimitabile. E con il compito di riconoscerlo e farlo fruttare. Quando scopri il tuo talento e lo eserciti, stai partecipando al disegno della Creazione. Perciò ti senti realizzata, anche se sei povera e sconosciuta. Quando invece non lo scopri, o dopo averlo scoperto lo rinneghi, ti condanni all’infelicità: persino se sei ricca e famosa.

Solo capendo chi si è possiamo accogliere chi ci è accanto e trovare il coraggio di “completarci”.

Amarsi è l’opera d’arte di due architetti dilettanti di nome Io che, sbagliando e correggendosi a vicenda, imparano a realizzare un progetto che prima non esisteva. Noi.

Attraverso il lungo scambio di missive, Giò e Filèmone si mettono a nudo; lo stesso angelo, nel racconto della sua vita terrena, ridimensiona l’aspetto celestiale. Tutta da scoprire sarà la sua vera identità.

L’intero romanzo mi è sembrato una lunga dedica d’amore, di quello vero, a volte difficile e contrastato dalla quotidianità; una dedica sincera, realistica, appassionata ma non sdolcinata, un invito a prenderci cura di noi e del Noi, con la promessa più dolce che possa esserci:

Non posso impedirti di inciampare. Però posso medicare il tuo piede ferito. E prenderti in braccio fino a quando non sarai in grado di camminare sulle tue gambe.

… Avrò cura di te.

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