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LE MIE LETTURE

Recensione de “Il Rilegatore” di Bridget Collins

Per Garzanti, a maggio 2019, è uscito Il Rilegatore, opera prima della scrittrice inglese Bridget Collins. È un libro molto particolare che risulta difficile classificare e inserire in un genere specifico.

L’anziana Seredith svolge un mestiere insolito: è una rilegatrice ma non si limita a incollare fogli o a modellare copertine di pelle. Racchiude tra le pagine tutti i ricordi di chi decide di affidarsi a lei. Ormai troppo in là con gli anni, decide di prendere con sé un apprendista. La scelta ricade su Emmett, un semplice ragazzo di campagna che vedrà la sua vita completamente sconvolta.

Nella prima delle tre parti in cui è composto il romanzo, Emmett si avvicina a questa arte, magica e oscura allo stesso tempo e si avvicina anche ai libri, da sempre considerati pericolosi dalla sua famiglia e, per questo, tenuti a debita distanza, quasi demonizzati. È un mestiere difficile e complesso, a volte anche doloroso.

Noi prendiamo i ricordi e li rileghiamo. Qualunque cosa la gente non sopporti di ricordare. Qualunque cosa con cui non riescano a convivere. Noi prendiamo quei ricordi e li mettiamo dove non possono più fare del male. Solo questo sono i libri.

Ho riflettuto parecchio su questa affermazione. Per chi come me ama i libri, questi sono proprio il contrario: sono strumento non solo di condivisione della parte intima dello scrittore che li fa nascere, ma anche di riflessione e crescita da parte di coloro che decidono di entrare, più o meno in profondità, nella storia e di lasciarsi rapire da essa.

La narrazione procede e la vita di Emmett va a intrecciarsi con quella del ricco Lucian Darnay. La compenetrazione delle loro vite fornirà alla storia una grande quantità di dettagli, a volte impercettibili ma sempre fondamentali. In questa seconda parte, il punto di vista si sposta e si divide tra i due. Voce e prospettiva non sono più solo quelle di Emmett; con naturalezza, i due personaggi si passano il testimone nello svelare i particolari. Il fatto curioso e letterariamente interessante per il lettore è che, a turno, sono all’oscuro degli eventi e la ricostruzione passa attraverso un intreccio sapientemente costruito. Ci si interroga:

Com’è rubare un’anima? Prendere l’infelicità e renderla… innocua? Guarire una ferita in modo che possa essere inflitta di nuovo, come se fosse la prima volta?

Nella terza e ultima parte del romanzo la voce è solo quella di Lucian. Per arrivare all’epilogo, il lettore deve scoprire numerosi dettagli e svelare altrettanti misteri.

Bridget Collins ha, di certo, esordito con un romanzo che ha incontrato i gusti di critica e lettori ricevendo grandi soddisfazioni. Quello che più mi ha colpito è stato il lavoro sulla Memoria, centrale per la crescita di ognuno di noi. L’aspetto sconvolgente è che, più volte, mi sono domandata se avessi mai il coraggio di cancellare ogni mio ricordo. Più volte mi sono soffermata a pensare ma la risposta è stata sempre la stessa. No. Il motivo è dettato dalla mia concezione di Memoria. Ogni giorno della mia vita è memoria per il giorno dopo, ogni persona che ho incontrato lungo il mio cammino è la mia memoria. Mi piace pensare di poter spostare l’asse temporale e considerare la memoria un tempo presente, se non addirittura futuro. Sono pazza? Credo di no. La mia memoria è ciò che sono oggi, ciò che sono diventata attraversando quel giorno passato, quell’emozione passata, incontrando quel volto e stringendo ogni tipo di relazione con il mio prossimo. È una mano stretta lungo la strada e, a volte, lasciata con gran dolore. E domani, continuerò a usare la mia memoria per essere quella che sarò nei giorni a venire. Ecco il motivo per cui non vorrei mai cancellare ogni mio piccolo istante passato. Sono io, è la mia storia e la memoria è ciò che più mi fa sentire viva.

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