recensione prometto di amare
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Recensione di “Prometto di amare” di Pedro Chagas Freitas

A febbraio di quest’anno, in libreria è uscito il nuovo lavoro di Pedro Chagas Freitas, edito da Garzanti. Dopo il successo ottenuto da “Prometto di sbagliare”, questo nuovo libro sembra avere tutte le carte in regola per eguagliarlo, se non, addirittura, superarlo.

È un romanzo molto particolare, la sua trama non è un vero plot; tutto sembra ruotare intorno a delle annotazione che un uomo, da più di trent’anni, trascrive e conserva su un taccuino. Testimonia, uno per uno, gli abbracci che, in silenzio, vede stringersi davanti ai suoi occhi. Ogni abbraccio racchiude e conserva una storia, preziosa, unica ma universale allo stesso tempo. Qual è il segreto di questa “universalità”? Semplice. L’amore che è racchiuso in ognuno degli abbracci, la vicinanza di corpo e anima che, annullando la distanza, riescono a fondersi e a fondere in un attimo tutto il senso dell’esistenza.

Ci sono momenti nella vita nei quali l’unica cosa che placa la nostra fame è che qualcuno abbia il coraggio di avvicinarsi a noi con la pelle e con l’anima.

Questa consapevolezza è sconvolgente, ma lo è ancora di più se riusciamo a capire che il nostro tempo è limitato, che la vita che ci è stata donata è una sola e dobbiamo essere bravi a renderla unica, a non sprecare questo tesoro inestimabile che abbiamo tra le mani. Lo stesso Freitas, in modo del tutto singolare, interrompe i suoi racconti per regalarci delle definizioni del tutto personali di alcune parole fondamentali. Lo fa, in due casi, anche con il verbo “sprecare”.

Il contrario di amare; quando c’è l’amore nulla si disperde, tutto ci trasforma.

La bellezza del pronome riflessivo “ci” è straordinaria; dall’esterno entriamo nelle nostre viscere, in punta di piedi o in maniera dirompente. La sola cosa che importa è sapere che il cambiamento, la trasformazione è necessaria per vivere a pieno il nostro tempo, che è, sì, limitato ma resta sempre la possibilità, se vogliamo, di succhiare tutto il midollo della vita, come prima di Freitas ci aveva suggerito il grande Walt Whitman.

La seconda definizione del verbo sprecare è ancora più specifica:

Guardare senza sentire, desiderare senza toccare, vincere senza lottare, amare senza piangere; non bisogna buttar via niente di ciò che ci appassiona.

Allora, in ogni pagina, in ogni riga che Freitas ci regala c’è un inno all’amore, un’esortazione a lasciarci trasportare, se non addirittura travolgere, da questo misterioso motore del mondo. La destinazione non è nota e, forse, non è importante perché l’importanza sta proprio nel cammino quotidiano che compiamo, a volte con fatica, a volte con spensieratezza ma sempre alla ricerca di ciò di cui il nostro cuore ha bisogno, di ciò di cui noi abbiamo bisogno.

L’unica promessa che possiamo farci è di amare, di avere il coraggio giusto di lasciarci trasportare perché non si soffre per amore, ma per la sua mancanza. E, allora, la promessa si fa più impegnativa:

Prometti di sbagliare. Prometti di cadere. Prometti di non essere mai lo stesso, esattamente lo stesso, ogni volta che la vita ti passerà davanti. Prometti di rischiare, di sentire. Prometti di muoverti, tutti i giorni, come un pazzo, inseguendo ciò che desideri, inseguendo ciò che ti fa danzare, saltare, ridere, oppure piangere e penare. Nella vita l’importante è restare vivi.

La domanda quindi è una sola: siamo pronti per questa promessa?

Pronti o no, dovremmo essere comunque tutti disposti a lasciarci travolgere dai pensieri, dalle riflessioni che l’autore getta sulla pagina bianca per indurre il suo lettore a interrogarsi. La bellezza di questo libro sta proprio nel non dare mai una risposta definitiva ma lasciare, invece, aperta qualsiasi possibilità, come l’amore stesso fa ogni giorno con i nostri cuori. Lasciamoci andare ricordando che

La felicità è sempre imprevedibile ma non saremo mai in grado di incontrarla, lo garantisco, se non ci apriamo a lei.

 

Vogliamo avere tutto sotto controllo mentre, se ci pensiamo bene, i momenti più indimenticabili sono quelli che, per qualche motivo, non sono andati come ci aspettavamo e ci hanno fatto scoprire una nuova visione del mondo, una visione più profonda, non è così?

 

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