LE MIE LETTURE

Recensione di “una ladra in biblioteca” di Sue Halpern

Siamo a Riverton, un’anonima cittadina del New Hampshire, e proprio questo suo essere anonimo è il motivo per cui Kit, la vera protagonista del romanzo, la sceglie come luogo protettivo per continuare la sua esistenza lontana da tutti, lontana dalla curiosità della gente, ma, soprattutto, lontana da sé, dal suo passato troppo ingombrante. È un posto che le promette solitudine, soprattutto grazie al suo nuovo lavoro di bibliotecaria, circondata dai suoi amici fedeli e silenziosi, i libri. A turbare questo equilibrio apparentemente ritrovato ci pensa Sunny, una ragazzina quindicenne che viene condannata a trascorrere l’estate in biblioteca per aver rubato un dizionario. Sunny è solare, vivace e, soprattutto, curiosa; questa curiosità fungerà da motore sia per la storia che per l’evoluzione dei personaggi.

 

In Una ladra in biblioteca, uscito ad ottobre 2018 ed edito da Corbaccio, l’autrice Sue Halpern si concentra principalmente sui personaggi. Più che la storia in sé, sono loro la vera forza del romanzo.

Attraverso vari cambi di focalizzazione, assistiamo a un racconto ricco di flashback che porteranno il lettore a ricostruire pian piano la storia.

Il narratore ci racconta la vita di Kit, il suo passato; lentamente scopriamo quale sia il suo fardello.

Attraverso la voce di Sunny, invece, seguiamo gli eventi del presente e l’evoluzione della trama.

 

Entrambi i punti di vista ci aiuteranno a comprendere il vero senso della narrazione, un senso di crescita di personale, di rinascita da un passato, da un vissuto che sembra non voler lasciar spazio al cambiamento.

Questo uscir fuori dal proprio bozzolo protettivo è ciò che colpisce di più della storia. Kit si è messa una spessa armatura, ha fatto sì che nessuno potesse violare il tempio sacro della sua nuova “esistenza” ma dovrà fare i conti con un presente che la trasformerà e, cosa ancora più sorprendente, rimarrà stupita quando inizierà a percepire il suo stesso cambiamento.

Sunny capirà cosa vuole davvero dalla sua vita che, seppur giovane, è andata avanti lontana dal mondo reale, a causa dei genitori “anticonformisti” che l’hanno privata, per anni, di quello che, al contrario, la ragazzina desidera di più: una vita normale.

Durante la lettura, conosceremo sempre meglio anche il personaggio di Rusty, un personaggio dapprima misterioso ma che prenderà sempre più forma; anche in lui avverrà questa sorta di rinascita che lo vedrà entrare in possesso, per la prima volta, dell’unica ricchezza che conta e che lo fa sentire vivo: la libertà.

 

Una menzione, seppur piccola, va fatta al ruolo dei libri.

Assumono, per Kit, un ruolo salvifico perché sembrano essere come tanti legnetti necessari alla costruzione del suo nido protettivo. Sono preziosi compagni di viaggio che non chiedono nulla ma sanno donare molto e incondizionatamente.

Il potere dei libri è ciò che contribuisce a unire Kit a Sunny, che ruba un dizionario per un motivo davvero singolare:

È davvero stupido” […]. Ma l’ho fatto per una cosa che ho letto da qualche parte, e che mi ha veramente colpito. Diceva che un dizionario contiene tutti i libri che sono stati scritti e tutti quelli che lo saranno, però in un ordine diverso. Mi è sembrato magico. Puoi avere tutti i libri possedendone soltanto uno. Mi è piaciuto. Dovevo averlo, e basta”.

 

L’amore e il riconoscimento della forza delle parole sono anche testimoniati dalle numerose citazioni che arricchiscono il romanzo. Quando non è Sunny ad avere la parola, sembrano voler aiutare il narratore a rendere chiara la sequenza narrativa di sua competenza.

Nonostante i flashbackse le alterazioni della prospettiva, la narrazione risulta lineare e la lettura piacevole. È facile sentirsi coinvolti emotivamente; si ha la percezione di “fare il tifo” per i protagonisti affinché riescano a uscire dal bozzolo, a trasformarsi in farfalla e a spiccare il volo.

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