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LE MIE LETTURE

L’ancestrale lotta tra il bene e il male. “Il marchio del diavolo” di Glenn Cooper

Per gli amanti dei thriller storici, uno degli autori più di rilievo è, senza dubbio, lo statunitense Glenn Cooper.

In questi anni ho letto diversi suoi libri ma, oggi, voglio parlarvi del suo quarto romanzo; in Italia è stato presentato con il titolo Il Marchio del Diavolo da TEA libri nel 2012 mentre quello originale è The devil will come.

Seppur non tra le sue opere migliori, ho deciso di parlarvi di questo romanzo perché mi interessava scoprire il collegamento che ha con il Dottor Faust di Christopher Marlowe, libro letto negli anni dell’università e che aveva suscitato in me sensazioni contrastanti.

Ne Il Marchio del Diavolosi intrecciano tre livello temporali diversi, tutti funzionali alla scoperta del mistero, alla soluzione dell’enigma.

Il romanzo si apre nel 1139, nella Roma di Papa Innocenzo II. Ci viene presentato Malachia, vescovo di Down, che, durante l’eclissi di luna del 24 settembre, scruta il cielo e conta le stelle: sono 112 come saranno 112 i papi,

                                             “ fino alla fine della Chiesa e del mondo conosciuto”.

 Da qui, dalla profezia di Malachia, si innesca tutto il plot del romanzo.

 

Nel secondo livello ci troviamo a Roma nel 2000. Facciamo la conoscenza di Elisabetta Celestino, la protagonista. È una giovane e brillante archeologa che sta compiendo degli studi nelle catacombe di San Callisto. Probabilmente, però, si spinge troppo avanti e il Vaticano blocca i suoi lavori.

 

Quando ritroviamo Elisabetta, nel terzo livello temporale, “la sua veste è cambiata”, si è allontanata dal mondo dell’archeologia; suo malgrado, però, sarà nuovamente chiamata a “servire Dio”. Ancora una volta, torna a essere coinvolta con il mistero di San Callisto, in un momento sempre molto delicato per la Chiesa e per tutti i suoi membri, l’elezione del nuovo papa.

 

Nei numerosi flashback ci viene mostrata la Roma medievale, la Roma del folle Nerone, distrutta dal “suo” incendio; assistiamo alla crocifissione di Pietro e compiamo anche un piccolo viaggio in Inghilterra dove facciamo la conoscenza di uno dei nomi più illustri della letteratura elisabettiana, Christopher Marlowe con il suo celeberrimo Dottor Faust. Proprio in questo capolavoro sembra essere racchiusa la soluzione dell’enigma:

                                                                                 “B è la chiave di tutto”.

 

Dovremo, però, seguire le numerose peripezie di Elisabetta, del fratello Zazo, in forza presso il Corpo della Gendarmeria della Città del Vaticano, della sorella Micaela e del padre Carlo, appassionato matematico, il cui ruolo non sarà da sottovalutare.

In questa lotta ancestrale tra il bene e il male, si intrecciano tanti altri personaggi, ognuno con un ruolo ben preciso all’interno della narrazione. Vediamo i “buoni” e i “cattivi” compiere la loro parte nella battaglia. A tenere il tempo, il countdownverso il conclave: l’elezione del nuovo pontefice genera inquietudine.

La stessa inquietudine che provocano le frasi

                                                                                 “Questo è ciò che facciamo. Questo è ciò che siamo”.

In ogni epoca trattata da Cooper, la ritroviamo e a pronunciarla sono sempre i Lemuri, una cerchia di persone che condividono la stessa anomalia fisica, filo conduttore di tutta la storia.

 

Seppur trattata su più piani temporali, la narrazione non risente delle numerose digressioni.

La lettura risulta fluida e le vicende dei protagonisti sono seguite con pathos e compartecipazione.

La Storia è ricostruita in maniera sapiente, senza risultare appesantita da dettagli inutili. Il narratore sa perfettamente quando è il momento di aumentare la “dose di adrenalina” e far sì che il lettore abbia voglia di cercare l’elemento successivo.

 

Quello che forse manca alla storia è una maggiore “introspezione” dei personaggi. Li vediamo muoversi, agire, lottare con tutte le loro forze, prendere decisioni anche molto importanti ma non li conosciamo davvero a fondo. In una storia a tinte forti, i personaggi sembrano essere disegnati con colori pastello.

 

Con le stesse matite è stata tratteggiata la conclusione. Dopo aver letto una storia densa di particolari e rimandi storici, anche notevoli e con personaggi illustri, la chiusura risulta un po’ troppo “sbrigativa”, oserei dire un po’ scontata, sbiadita, sembra che sia stato premuto troppo il piede sull’acceleratore.

 

Rimane comunque una storia piacevole da leggere, scorrevole e interessante, dove verità e finzione storica sono mescolate magistralmente.

Inutile dire che la lotta tra il bene e il male ottiene sempre un gran successo soprattutto se arricchita, come in questo caso, da altri fattori che alimentano la curiosità e che riescono a tenere il lettore incollato alle pagine: l’astrologia, la simbologia, i rimandi a classici molto noti della letteratura, ormai diventati patrimonio collettivo, e alla bramosia di potere degli uomini, capaci di compiere qualsiasi azione pur di conquistarlo.

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