gli anni della leggerezza-primo volume saga casale
LE MIE LETTURE

La saga dei Cazalet. “Gli anni della leggerezza”

 

Con “Gli anni della leggerezza” si apre la saga della famiglia Cazalet, scritto da Elizabeth Jane Howard e pubblicato per la prima volta nel 1990. È la sua opera di maggior successo e include altri quattro volumi, tutti editi da Fazi: “Il tempo dell’attesa”, “Confusione”, “Allontanarsi” e “Tutto cambia”.

 

Della grandezza di questa scrittrice è quasi inutile parlare.

 

Per coloro che, in ogni caso, non avessero letto nulla della Howard, è un caloroso invito a farlo.

 

Premetto che sono una appassionata di saghe e che mi lascio facilmente coinvolgere dall’evoluzione dei protagonisti. Per questa ragione, ho deciso di intraprendere la conoscenza dei membri della famiglia Cazalet.

 

Nonostante la narrazione non porti a grandi colpi di scena o ad avvenimenti eclatanti, per tutta la sua durata assistiamo alle vicende di questi personaggi come fossimo seduti insieme a loro nel salotto della dimora del Generale, capostipite della famiglia, e di sua moglie, la Duchessa. Proprio questa totale “immersione” del lettore all’interno della storia permette di conoscere, in maniera oserei dire onnisciente, ogni sfumatura dei componenti della numerosa famiglia.

 

Conosciamo Hugh, il primogenito, reduce e mutilato di guerra, e sua moglie Sybil; innamoratissimi l’uno dell’altra hanno un’unica “pecca”: probabilmente non si conoscono affatto. Conosciamo, poi, Edward, il figlio libertino, affascinante e “leggermente fedifrago”, e sua moglie Villy, ex-ballerina famosa che, posta di fronte alla scelta tra carriera e matrimonio, ha deciso di non calcare più le scene. Conosciamo Rupert, unico dei figli maschi a non lavorare nell’azienda di legnami della famiglia, che spera, un giorno, di poter guadagnarsi da vivere non facendo il maestro ma dedicandosi alla sua vera passione, la pittura. Con lui c’è la sua seconda, e fin troppo giovane e bella, moglie Zoe; all’inizio la troviamo più capricciosa e distaccata dalla famiglia ma, alla fine, la scopriremo leggermente cambiata, dalla vita ovviamente. L’unica figlia femmina è Rachel, porto sicuro e confidente per ognuno dei membri della famiglia che, in ottemperanza ai canoni dell’epoca, tralascia la sua vita per dedicarsi agli altri. Non è sposata e il motivo è il suo amore “platonico” per l’amica Sid. Chiudono la numerosa brigata gli otto bambini, figli dei fratelli maschi, e un piccolo numero di domestici.

Tutti questi attori recitano in un’epoca a cavallo tra le due guerre mondiali, seguendo dei rituali che, di lì a poco, verranno via via smorzati dell’evolversi degli eventi; la borghesia comincerà a essere sempre meno “borghese”.

Ma, per ora, godiamocela così, ancora un po’ “vittoriana”.

Perché è proprio questo suo essere ancora di stampo vittoriano, seppur stia per arrivare la seconda guerra mondiale, ciò che più mi ha colpito. Il piccolo microcosmo familiare sembra essere ancora immune dall’attacco esterno e tutti gli avvenimenti, anche quelli più degni di nota, vengono vissuti in maniera moderata. Ci sono fatti che, in altri momenti storici e sociali, avrebbero riempito intere pagine e avrebbero suscitato clamore, se non disdegno. Uno fra tutti le attenzioni di Edward, già marito infedele, nei confronti di Louise, la sua primogenita. Noi leggiamo, inorridiamo, proviamo quasi disprezzo, ma, dopo poche righe, è tutto svanito.

Stessa cosa succede a Zoe, vittima di violenza; vengono dedicate meno righe ai fatti che non alla sua vergogna.

 

A questo punto voglio fare una puntualizzazione per non rischiare di essere polemica. Sono una grande appassionata degli usi e della cultura inglese; forse i miei studi, la mia passione per la storia britannica mi hanno resa “di parte” per tutto ciò che è British ma mi chiedo se questo approccio, questo “detto e non detto”, non possa risultare eccessivo al lettore moderno che, magari, si aspetta altro. Come ovvio, la mia è solo una riflessione e, forse, una provocazione perché ho apprezzato molto le pagine della Howard e la sua penna elegante e “misurata”. Le sue descrizioni sono da manuale e, come anticipato, riesce a far sentire il lettore un membro dei Cazalet.

Ciò che forse manca a questo primo capitolo della saga è un po’ di azione ma credo che il bello giunga proprio a questo punto: leggere gli altri capitoli e vedere come evolve la storia.

 

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