CLASSICI... MA NON TROPPO

Imparare ad affermare noi stessi… Spunti di riflessione in “Piccole Donne”

 

 

“Natale non sarà Natale senza regali”, borbottò Jo, stesa sul tappeto.

“Che cosa tremenda esser poveri!”, sospirò Meg, lanciando un’occhiata al suo vecchio abito.

“Non è giusto, secondo me, che certe ragazze abbiano un sacco di belle cose e altre nulla”, aggiunse la piccola Amy, tirando col naso con aria offesa.

“Ma almeno abbiano i nostri genitori e abbiamo noi stesse”, disse Beth, col tono di chi si accontenta, dal suo cantuccio.

I quattro giovani visi, sui quali riflettevano le fiamme del caminetto, si oscurarono quando Jo aggiunse tristemente:

“Intanto il babbo non è qui con noi e non lo vedremo chissà per quanto tempo”. Essa non aggiunse “forse mai più” ma ognuna, in cuor suo, lo pensò, andando con la mente al padre lontano sui campi di battaglia.

 

Ecco a voi le quattro sorelle March, protagoniste del classico “Piccole Donne” scritto da Louise May Alcott e pubblicato nel 1868. Ci troviamo in America, durante la guerra di Secessione, nel salotto della modesta casa March. In questo breve attacco sono racchiuse le caratteristiche principali di ognuna delle sorelle protagoniste del romanzo: la maggiore e socievole Meg, la ribelle Jo, considerata da molta critica la vera protagonista della storia,, la dolce Beth, e la piccola e capricciosa Amy.

 

A questo quadretto iniziale, manca una figura molto importante, la mamma, una donna saggia e comprensiva che non si stancherà mai di incoraggiare e spronare le proprie figlie.

Proprio su questa figura materna voglio soffermare la mia attenzione perché credo che offra un valido motivo affinché anche le bambine e le ragazzine di oggi possano dedicarsi alla lettura di questo “classico”. Se è vero che alcune descrizioni e alcuni dialoghi possano sembrare “datati”, come il gesto di consegnare un libriccino pieno di “istruzioni per l’uso” a una buona vita, è altrettanto vero che il messaggio che la mamma vuole far comprendere alle proprie figlie, attualissimo direi, è che devono costantemente impegnarsi a migliorare se stesse per poter, un giorno, affermarsi.

 

Attraverso l’espediente della lettura quotidiana e delle continue pillole di saggezza che la mamma non si stanca mai di donare alle ragazze, capiamo che, anche oggi giorno, il suo messaggio è una sorta di esortazione ad affermare la nostra personalità, le nostre credenze, il nostro essere insomma, in un mondo senza scrupoli che ci pone costantemente davanti ad ostacoli molto spesso estremamente impegnativi.

La stessa Jo ribadisce il concetto a Meg cercando di mettere fine a una delle sue tante lamentele:

 

“Bene, dato che non possiamo avere tutto, è inutile che ci abbandoniamo a piagnistei; carichiamoci dei nostri fardelli e riprendiamo il cammino coraggiosamente, come fa la mamma”.

 

La madre invita anche a non scoraggiarsi cercando di far capir loro che, solo attraverso il lavoro quotidiano, si possono raggiungere i propri obiettivi.

 

E, in effetti, ognuna di loro, a suo modo, lotta quotidianamente contro i propri “limiti”; lo fa Meg, cercando di dar poca importanza agli abiti e alle frivolezze; lo fa Jo, anche se per lei è molto dura a causa del suo carattere “particolare”, cercando di dominare se stessa; lo fa Beth, cercando di vincere la sua estrema timidezza e lo fa Amy, cercando di tenere a bada i suoi capricci. Se ci pensiamo bene, questi personaggi non sono poi così lontano da quello che le giovani lettrici moderne provano ogni giorno.

Sfido chiunque a non riconoscersi in almeno un tratto caratteristico di ciascuna delle protagoniste.

 

È proprio questa la grandezza di un racconto senza tempo. La sua chiarezza espositiva e la cura nel delineare i personaggi ci proiettano all’interno della storia; ci fa simpatizzare per l’amico Laurie, sempre presente e disponibile, ci ruba una lacrima quando il vecchio vicino, il Signor Laurence, tiene chiusa la stanza con il pianoforte usata dall’amata nipotina perduta e ci fa fare il tifo per il timido Signor Brooke quando cerca di dar vita alla prima storia d’amore del romanzo.

 

Dominare se stessi è il fulcro di tutto la narrazione, punto di partenza ma anche di arrivo di un percorso che le “piccole donne” e le giovani lettrici moderne devono avere la consapevolezza di intraprendere.

L’attribuzione di significato alle cose davvero importanti della vita sarà un valido aiuto, un valido strumento per la profonda conoscenza di sé, per far chiarezza su chi si è in realtà, su cosa conta e dove si vuole arrivare. Almeno in questo primo “atto”, si assiste a una sorta di “romanzo di formazione”, a una crescente consapevolezza di un’esistenza non sempre libera da ostacoli che, tuttavia, risultano necessari per una sincera conoscenza e completa affermazione di sé.

 

Quasi in chiusura di romanzo, in un momento di dolore e apprensione per le sorti di Beth colpita dalla scarlattina, attraverso il pensiero di Meg, c’è il vero insegnamento che, anche oggi, dovremmo tenere sempre bene in mente:

 

Meg sedeva solitaria e, mentre le lacrime le scorrevano sul lavoro, capiva quanto fosse stata ricca in passato, ricca di cose più preziose del lusso e del denaro: l’affetto familiare, la pace e la salute, le vere benedizioni della vita”.

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